Dalla Guerra fredda al governo invisibile: 75 anni senza Stato

La fine della Seconda guerra mondiale non segnò soltanto la scomparsa del nazifascismo. Aprì la strada a un lento e inesorabile svuotamento dello Stato-nazione. Dal 1945 in avanti, la sovranità statale fu progressivamente ridotta: il diritto internazionale si impose sui diritti costituzionali, l’identità nazionale venne demonizzata, la cultura legata allo Stato liquidata come residuo del passato. La Guerra fredda accelerò questo processo, sostituendo il conflitto tra Stati con la contrapposizione fra due blocchi guidati da superpotenze.

Roberto Bonuglia

10/11/20252 min read

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Lo svuotamento dello Stato

La fine della Seconda guerra mondiale non segnò soltanto la scomparsa del nazifascismo. Aprì la strada a un lento e inesorabile svuotamento dello Stato-nazione. Dal 1945 in avanti, la sovranità statale fu progressivamente ridotta: il diritto internazionale si impose sui diritti costituzionali, l’identità nazionale venne demonizzata, la cultura legata allo Stato liquidata come residuo del passato. La Guerra fredda accelerò questo processo, sostituendo il conflitto tra Stati con la contrapposizione fra due blocchi guidati da superpotenze.

L’Europa delle Banche

Il sogno di un’Europa dei Popoli, evocato all’indomani del conflitto, abortì prima ancora di nascere. Nel 1957 i Trattati di Roma inaugurarono un percorso diverso: quello dell’Europa delle Banche. Un organismo sovranazionale che avrebbe privilegiato la logica finanziaria su quella politica, relegando i cittadini a comparse di un progetto tecnocratico. L’idea di comunità politica si dissolse nella costruzione di una comunità monetaria, più utile agli interessi di mercato che a quelli dei popoli.

Il governo invisibile

Durante la Guerra fredda emerse un altro protagonista: il cosiddetto governo invisibile, una rete di poteri sovranazionali non eletti, capace di orientare le scelte globali senza alcuna legittimazione democratica. Oligarchi economico-finanziari, servizi segreti e organismi internazionali divennero gli attori reali del nuovo ordine. Non più Stati sovrani, ma consessi ristretti che decidevano in nome e per conto delle nazioni, spesso all’insaputa dei popoli.

Dal liberalismo al “liberal”

Un segnale simbolico di questa trasformazione si ritrova nel linguaggio politico e mediatico: il termine liberalism venne sostituito dal più vago liberal, una moda semantica che mascherava lo slittamento da una tradizione politica a un generico cosmopolitismo senza radici. Una confusione voluta, che contribuì a indebolire ulteriormente l’idea di sovranità e di identità.

Un internazionalismo senza storia

L’internazionalismo che trionfò dopo il 1945 non fu il volto di un’umanità emancipata, ma il braccio ideologico di un cosmopolitismo elitario. Un sistema fatto di norme adattabili, prive di radici storiche, capace di presentarsi come inevitabile. In questo quadro, lo Stato-nazione non era più la cornice della democrazia, ma un ostacolo da aggirare. La storia, ridotta a memoria ingombrante, rischiava di restituire identità: ed è proprio ciò che questo nuovo ordine temeva di più.

Settantacinque anni senza Stato

Guardando a ritroso, si coglie la portata di quel passaggio. Dal 1945 a oggi il mondo ha vissuto settantacinque anni senza Stato-nazione, o meglio, con Stati svuotati e subordinati a logiche sovranazionali. La democrazia si è trasformata in democratismo, il popolo in massa di spettatori, le istituzioni in strumenti di un potere che non ha più bisogno di mostrarsi. Un governo invisibile che, nell’ombra, continua a dirigere le danze.

Roberto Bonuglia


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Per approfondire

Bonuglia, R. (2023). Terze pagine. Biografismi e storie all'ombra di Clio. Lecce: Youcanprint.

Chomsky, N. (2018). Così va il mondo. Milano: Piemme.

Galli, C. (2019). Sovranità. Bologna: Il Mulino.

Simoncelli, P. (2017). ‘Ecco perché gli studi storici stanno morendo: sono pericolosi’, Rivista della Cooperazione Giuridica Internazionale, XX(57), pp. 201–210.

Wise, D. and Ross, T.B. (1967). Il governo invisibile. Milano: Longanesi.