L’analfabetismo del pensiero. Quando la mancanza di senso critico diventa sistema
C’è un analfabetismo nuovo, silenzioso, che non riguarda la lettura delle parole ma quella del mondo. È l’analfabetismo del pensiero: la perdita della capacità di comprendere, di dubitare, di distinguere. In un tempo che corre senza fermarsi, l’uomo disimpara a pensare. E dove il pensiero si spegne, la libertà si arrende.
Roberto Bonuglia
10/22/20253 min read
C’è una forma di povertà più pericolosa di quella economica: è la povertà del pensiero. Non si misura in redditi o patrimoni, ma in parole vuote, in giudizi automatici, in certezze ereditate. È la condizione in cui vive una società che ha smesso di pensare, sostituendo la riflessione con la reazione, il dubbio con l’appartenenza, la complessità con il tifo.
Dalla politica alla cultura: un contagio lento
La polarizzazione che oggi attraversa la politica non nasce nei partiti: è il riflesso di un contagio culturale più profondo. La logica dello schieramento — del “noi contro loro” — è uscita dal Parlamento ed è entrata nella vita quotidiana. Ha invaso i linguaggi dei media, i social network, perfino le conversazioni private. Non è più la politica a formare l’opinione pubblica: è l’opinione pubblica, deformata, a plasmare la politica. E in questo rovesciamento si consuma il declino del pensiero critico.
Il conflitto permanente diventa così una dipendenza collettiva: se non c’è polemica, il discorso si svuota. Le persone hanno bisogno del contrasto per sentirsi parte di qualcosa, ma quella partecipazione è solo apparente. È il teatro di un dialogo recitato in cui nessuno ascolta davvero.
La scomparsa della lentezza del pensiero
Viviamo nell’epoca della simultaneità. Tutto deve essere detto subito, commentato, condiviso, giudicato. La lentezza del pensare è diventata un difetto. La riflessione — un lusso. Il web, che avrebbe dovuto moltiplicare le fonti di conoscenza, ha finito per appiattirle, imponendo la dittatura della velocità. Ogni contenuto è un impulso, ogni notizia un pretesto, ogni opinione una miccia.
In questo flusso incessante non c’è spazio per il silenzio, che è la condizione necessaria della comprensione. Il cittadino informato di oggi è spesso il più disorientato: sa tutto di ogni cosa, ma non approfondisce nulla. Scambia il dato per conoscenza, la conoscenza per verità.
Il senso critico come bene collettivo perduto
Un tempo il senso critico era una virtù civile: si coltivava nella scuola, nella stampa, nel confronto fra intellettuali. Oggi è un relitto. Le istituzioni formative si sono piegate alla logica dell’efficienza, i giornali inseguono i click, l’università produce competenze ma non più cultura. Così, mentre il sapere si moltiplica, la capacità di comprenderlo si riduce.
La mancanza di senso critico non è più un problema individuale: è diventata una strategia di potere. Chi non sa distinguere non può difendersi; chi non riflette, non resiste. L’analfabetismo funzionale, che affligge milioni di cittadini, è la base su cui si costruisce la nuova obbedienza: quella di chi crede di scegliere ma in realtà reagisce a ciò che altri hanno deciso.
Una società che non pensa è una società che obbedisce
Non serve la censura quando il pensiero è già conformato. È sufficiente saturarlo di parole, di opinioni, di “verità” urlate. La libertà di espressione si trasforma così in rumore di fondo, in cui ogni voce perde peso. Non è un caso se le ideologie del nostro tempo non sono dottrine, ma algoritmi. Non cercano di convincere: profilano, segmentano, orientano. La persuasione è diventata automatica, e proprio per questo più efficace.
Ricostruire il pensiero
Contro questa deriva, la sfida non è più solo politica ma educativa. Serve una nuova alfabetizzazione del pensiero: insegnare a leggere la realtà, non a reagire ad essa; formare cittadini, non tifosi; restituire al linguaggio la sua funzione di incontro e non di scontro.
Il compito di un luogo come l’Accademia del Senso Critico è precisamente questo: ridare tempo al pensiero, restituire peso alle parole, costruire spazi di riflessione in cui la lentezza diventi di nuovo un valore. Perché solo una mente che sa fermarsi può davvero comprendere. E solo chi comprende può essere libero.
Per approfondire
Postman, N. (1992). Technopoly: The Surrender of Culture to Technology. New York: Vintage.
Bonuglia, R. (2023). Terze pagine. Biografismi e storie all'ombra di Clio. Lecce: Youcanprint.
Bauman, Z. (2006). Paura liquida. Roma-Bari: Laterza.
Augé, M. (2012). Futuro. Torino: Bollati Boringhieri.
Morin, E. (2015). Insegnare a vivere. Manifesto per cambiare l’educazione. Milano: Raffaello Cortina Editore.
