L’ecologismo, ideologia contro natura e nemica dell’uomo
L’ecologismo è come un virus che diffonde una malattia intellettuale e morale – chiamata dagli umoristi “ecologite” – che sta contagiando molti, anche tra i cristiani. Tuttavia, non tutti i movimenti ecologisti ne sono malati con la stessa gravità; anzi, possiamo dividerli in tre livelli diversi ma collegati tra loro; per definirli, qui usiamo una nota terminologia para-religiosa che ben si applica a movimenti di carattere para-religioso.
Guido Vignelli
10/8/202614 min read


Pubblichiamo con piacere questo inedito di Guido Vignelli, che propone una lettura netta e volutamente controcorrente dell’ecologismo contemporaneo, distinguendolo dall’ambientalismo tradizionale e interrogandone presupposti culturali, politici e antropologici. Ringraziamo l'Autore per aver affidato all’Accademia del Senso Critico questo contributo, che si inserisce pienamente nel nostro lavoro di analisi delle ideologie del presente.
Ricordiamo inoltre che Guido Vignelli è anche autore di una delle lezioni del corso Le dimensioni dell'umano dell’Accademia del Senso Critico curato da Francesco Ghislandi, ulteriore testimonianza di una collaborazione culturale che siamo lieti di valorizzare.
Postmodernità, ambientalismo ed ecologismo
Il dilagare del prefisso eco- nel recente linguaggio è uno dei fattori che ha segnato il passaggio dal paradigma culturale “moderno” a quello “postmoderno”, riproponendo temi antichi in modo fuorviante. Ad esempio, si rischia l’errore di considerare i nuovi movimenti ecologisti come un mero aggiornamento dei vecchi movimenti ambientalisti; al contrario, bisogna distinguere nettamente tra l’ambientalismo del passato e l’ecologismo del presente.
L’ambientalismo aveva una impostazione conservatrice, ammetteva l’esistenza di una natura ordinata e affermava che il nostro pianeta è stato creato da una Causa intelligente per un fine preciso: ossia diventare la casa abitabile a beneficio del genere umano. Quindi, l’uomo ha la missione di umanizzare la natura inserendola in un ambiente antropo-centrico al fine di proteggerla, curarla e sfruttarla per favorirne le potenzialità mediante agricoltura, allevamento, pesca, commercio, arti e industrie.
Al rovescio, l’ecologismo ha una impostazione rivoluzionaria, rifiuta il concetto stesso di mente creatrice di un ordine naturale e afferma che l’uomo è prodotto dalla spontanea evoluzione cosmica al fine di contribuire a preservare il pianeta nella sua “sacra integrità”. Quindi, l’uomo ha la missione di naturalizzarsi inserendosi nell’ambiente, ponendosi al suo servizio, lasciandosene plasmare o almeno riducendo il proprio intervento al solo fine di conservare la biosfera.
Descriveremo qui l’ecologismo evidenziandone gli aspetti più estremisti, perché sono proprio quelli che ne svelano l’ideologia sottintesa e i progetti tentati che si nascondono dietro un linguaggio e una propaganda facile e accattivante.
I tre livelli dell’ecologismo
L’ecologismo è come un virus che diffonde una malattia intellettuale e morale – chiamata dagli umoristi “ecologite” – che sta contagiando molti, anche tra i cristiani. Tuttavia, non tutti i movimenti ecologisti ne sono malati con la stessa gravità; anzi, possiamo dividerli in tre livelli diversi ma collegati tra loro; per definirli, qui usiamo una nota terminologia para-religiosa che ben si applica a movimenti di carattere para-religioso.
Il primo livello professa una eco-manìa, ossia una popolare e fanatica ossessione per l’ambiente, anche perché pretende che l’uomo non abbia diritto d’imprigionare, sfruttare, uccidere e mangiare animali. Questa categoria ha molti seguaci e organizza molte iniziative pubblicizzate dia mass-media, ma ha poche idee e scarso potere, anche perché poco impegnata nella politica ufficiale. Associazioni tipiche sono World Wildlife Fund, Friends of Earth, Pro Natura, che sono pacifiche, ma altre analoghe – come Greenpeace, Animal Liberation Front, Earth Liberation Front – talvolta ricorrono al boicottaggio, al teppismo e alla guerriglia.
Il secondo livello professa una eco-dulìa, ossia una elitaria e mistica venerazione per la Madre-Terra, perché pretende che l’uomo le sacrifichi ogni forma di progresso non solo nell’industria ma anche nell’allevamento e nell’agricoltura. Questa categoria ha pochi seguaci ma abbastanza idee e molto potere, quindi è più pericolosa della precedente. Associazioni tipiche sono Earth First!, Fridays for Future, Ultima Generazione, Extinction-Rebellion, le quali vogliono imporre alla politica un nuovo codice morale, politico ed economico.
Il terzo livello professa una eco-latrìa, ossia un settario e idolatrico culto per la “dea Natura” (detta Gea o Gaia), alla quale pretendono di sottomettere e sacrificare tutto, perfino la vita umana. Questa categoria ha pochissimi seguaci ma molte idee ed enorme potere, quindi è la più pericolosa di tutte. Associazioni tipiche sono quelle che aderiscono alle correnti di Ipotesi Gaia o di Ecologia Profonda e professano una eco-sofia, ossia una concezione esoterica del cosmo simile a quella dell’antica Gnosi.
Si noti che questi tre livelli, anche se talvolta sono rivali tra loro, spesso si sostengono a vicenda e collaborano tra loro per il bene della causa ecologista. Ad esempio, il livello superiore s’impegna sia nell’approfondire e radicalizzare le posizioni ideologiche di quello inferiore, sia nel selezionarne e trasbordarne i seguaci più fanatici al livello superiore. In questo modo, le grandi associazioni moderate diventano campo di raccolta, selezione e mobilitazione in favore delle piccole associazioni estremiste, che sono le più attrattive e influenti.
L’ecologismo rovescia l’ordine naturale
L’ecologia odierna crede che ogni singolo vivente – compreso l’uomo – sia privo di origine, identità e scopo propri perché dipende totalmente da una rete cosmica che pone in relazione tutti i viventi tra loro unendoli in una solidarietà fraterna costituita dall’ambiente in cui vivono. Questo ambiente, chiamato eco-sistema o bio-sfera, è causa iniziale, finale ed esemplare di tutto, organismo globale, unitario, eterno, infinito, onnisciente, onnipotente, autonomo e autosufficiente, capace di regolarsi e di perfezionarsi da solo.
Già nel 1992, l’ONU organizzò a Rio de Janeiro un grandioso Earth Summit per approvare la Convenzione sulla Diversità Biologica e promulgare la Carta dell’Ambiente, la quale pone i “diritti della Terra” allo stesso livello dei “diritti dell’uomo”, nella prospettiva di varare un “contratto naturale” che sancisca la superiorità della bio-sfera sulla vita umana.
L’ecologismo porta all’estrema coerenza il pregiudizio egualitario e anti-gerarchico che anima la moderna rivoluzione culturale e politica. Infatti, esso pretende che tutti gli esseri viventi (uomini, animali, piante) debbano essere egualmente rispettati perché tutti hanno la stessa dignità e gli stessi diritti, essendo “fratelli tutti” in quanto figli dell’unica “Madre Terra”, la Pacha-Mama indo-americana.
Secondo il noto ecologista Peter Singer, l’uomo è colpevole per aver commesso il “peccato originale” detto specismo, ossia la pretesa di essere superiore alle altre specie viventi e di poterne usarne a proprio vantaggio. Di conseguenza, gli ecologisti vegetariani sentenziano condanna morale per i “mangia-cadaveri”, ossia per coloro che si nutrono della morte di altri animali. Tuttavia, stranamente, questa condanna colpisce la società occidentale e cristiana, ma risparmia sia le tribù selvagge cacciatrici e carnivore, sia gli animali che mangiano i propri simili.
Insomma, l’ecologismo rovescia la tradizionale visione gerarchica dei rapporti tra il mondo, l’uomo e Dio; similmente fanno certi ideologi o influencer o movimenti che pretendono di elaborare un “ecologismo cristiano” sulla scia del “Sinodo Amazzonico” [1]. Infatti, mentre la divina Rivelazione pone il creato al servizio dell’uomo, l’uomo al servizio della Chiesa e la Chiesa al servizio di Dio, il programma eco-cristiano fa il rovescio, ossia pone Dio al servizio della Chiesa, la Chiesa al servizio della integrità umana e l’uomo al servizio della integrità ambientale.
Uomo e Natura in guerra di sopravvivenza
Secondo l’ecologismo, le crisi e i mali della nostra epoca sono dovuti al fatto che l’uomo progredito è sceso in guerra contro Madre Terra avvelenandola e uccidendone gli altri figli, rendendosi quindi colpevole di matricidio e fratricidio. Il vecchio mito della natura maligna che tormenta l’uomo innocente (Leopardi) si è rovesciato nel nuovo mito dell’uomo maligno che tormenta la natura innocente (Rousseau).
Infatti, invece di lasciarsi guidare e plasmare dall’evoluzione cosmica e di servire amorosamente Madre Natura, l’umanità contemporanea pretende di servirsene fino al punto d’inquinarla, corromperla e devastarla, turbando così l’equilibrio dell’eco-sistema. Le analisi e le statistiche proposte dai movimenti ecologisti accusano l’uomo come responsabile del degrado ambientale, della scomparsa delle specie animali più deboli, della penuria alimentare ed energetica, del surriscaldamento climatico, dei disastri geologici, dell’epidemie virali.
Non meraviglia quindi che la propaganda dei movimenti ecologisti tenti di avvilire e opprimere l’opinione pubblica (ma solo quella occidentale e cristiana) opprimendola con un complesso di colpa sia verso la natura che verso la propria storia. Il recente fenomeno della rivolta woke è solo l’ultimo esempio di questo tentativo.
Secondo la tesi ecologista delle “catastrofi benefiche”, giustamente la natura sta reagendo all’aggressione ricevuta dall’uomo, colpendolo con ritorsioni fisiche e biologiche come inondazioni, terremoti, epidemie, crisi alimentari ed energetiche. Secondo Ilya Prigogine, queste catastrofi spingeranno l’umanità a inserirsi in quella evoluzione naturale che finirà col “dissiparla” prima nel caos cosmico e poi nel nulla.
Pertanto, gli uomini rimasti “fedeli alla Terra” e “solidali con il Cosmo” avrebbero il dovere di difendere Madre Natura dalla umanità predatrice, perché la “casa comune dei viventi” potrà essere salvata dalla rovina solo rinunciando ai vantaggi e alle comodità del progresso.
La politica contro la natalità umana
Bisogna notare che gli ecologisti radicali sono mossi da una prospettiva non tanto anti-capitalistica e anti-tecnocratica, quanto globalmente anti-produttiva, anti-civile e in fondo anti-umana.
Infatti, essi pensano che il problema ambientale sia non solo settoriale e qualitativo ma anche globale e quantitativo. Ossia, anche se gli uomini smettessero di sfruttare l’ambiente, il loro eccessivo numero danneggerebbe comunque un fragile eco-sistema che può sopportare al massimo la presenza di tre miliardi di loro, mentre oggi ce ne sono più del doppio. Ne derivano slogan ecologisti come “meno uomini nascono, più viventi sopravvivono”, oppure “meglio pochi ma buoni”.
In questo modo, l’odierno ecologismo eredita e aggrava il progetto di quel vecchio movimento che, da oltre due secoli, propaganda e favorisce tutte le pratiche e i vizî capaci di ridurre la natalità umana: non solo contraccezione e sterilizzazione, ma anche aborto, eutanasia, omosessualità, transessualismo, etc. Sebbene sociologi, demografi ed economisti abbiano spesso denunciato che la politica antinatalista stia favorendo una crescente e pericolosa crisi economica, gli ecologisti insistono nella loro propaganda mortifera, perché considerano la miseria come una punizione per un passato colpevole oppure come una promessa per un futuro innocente.
Insomma, gli ecologisti radicali condannano l’uomo come “cancro del pianeta”. Curiosamente, però, per curare questa malattia mortale essi invocano come terapia risanatrice un’altra malattia mortale. Infatti, un auspicio ecologista, rilanciato anni fa dal Movimento 5 Stelle, affermava che l’eco-sistema potrà salvarsi dalla rovina solo se punirà l’umanità con una qualche tragedia globale – sia essa epidemia o carestia o guerra o terremoto – capace di ridurre la popolazione di qualche miliardo [2]..
Questo programma ecologista di sterminio somiglia a quello comunista tentato negli anni 1980 dal partito Khmer Rosso del famigerato dittatore maoista Pol Pot. Egli chiuse scuole, fattorie e industrie, abolì classi, famiglie e parentele, deportò i cittadini nelle foreste affinché si fondessero con la natura e ne fossero selezionati; in soli tre anni, la popolazione cambogiana fu ridotta di un terzo.
Stando così le cose, agli ecologisti che ci pongono la provocatoria domanda: “che mondo lasceremo ai nostri figli?”, dobbiamo ribattere chiedendo a loro: “a quali figli lasceremo questo mondo?”
Scientismo fanatico e provvedimenti settari
La propaganda ecologista se bene che, per far accettare alle masse una falsità, tanto più se è grossa e dannosa, bisogna presentarla in modo “scientifico”. Come sappiamo, la “scienza esatta e sperimentale” è ormai l’unica forma di conoscenza sopravvissuta allo scetticismo e al relativismo generali; pertanto, quando si vuole rendere indiscutibile una opinione e inevitabile una scelta, bisogna presentarle con apparenza scientifica, in modo da eludere non solo la vigilanza spontanea del buon senso ma anche quella critica della ragione e della esperienza storica.
Appellandosi alla scienza, accettando le diagnosi dei suoi selezionati e complici “esperti”, ricorrendo alle terapie dei suoi “tecnici”, gli ecologisti riescono a suscitare una mobilitazione psicologica fanatica capace d’imporre provvedimenti settari. Lo vediamo oggi nella famosa “transizione ecologica” finalizzata alla “denatalità responsabile” e alla “decrescita felice” (ossia alla recessione economica), le quali stanno gettando le nazioni più civili e progredite nella sterilità e nella miseria, senza per questo risolvere il problema ambientale né favorire le nazioni sottosviluppate.
Ma i guru ecologisti tentano d’imporre al popolo proprio questa vita miserabile, incerta e insicura. In ultima istanza, essi mirano non solo e non tanto a distruggere la “società capitalistica borghese” nelle sue giuste e necessarie premesse (lavoro, competenza, responsabilità, merito, sacrificio, risparmio, proprietà, eredità, varietà), ma anche e soprattutto ad abbattere la civiltà cristiana recidendone le radici sociali e cancellandone le fondamenta culturali, spirituali e morali.
Le catastrofi ambientali annunciate e rinviate
Una nota regola della propaganda ingannevole che favorisce la manipolazione psicologica afferma: “se vuoi far credere a una falsità, devi spararla grossa”, perché le masse si lasciano convincere da un’affermazione esageratamente falsa piuttosto che da una moderatamente falsa.
Gli ecologisti conoscono e applicano abilmente questa regola. I loro guru spesso esagerano volutamente dati, analisi, previsioni e denunce e, anche perché il loro (falso) misticismo usa un (falso) profetismo apocalittico che alimenta quella sensibilità morbosa capace di offuscare l’intelligenza e spingere a convinzioni irrazionali e a scelte rovinose. In questo modo, si riesce a imporre alla società idee e pratiche altrimenti ripugnanti non solo al senso comune ma anche all’istinto di sopravvivenza.
In concreto, la propaganda ecologista pretende di prevedere una imminente catastrofe ambientale globale. Il clima di paura che ne consegue favorisce quelle tipiche situazioni di emergenza indotta che spesso sono state il pretesto usato da demagoghi e dittatori per imporre alle società provvedimenti che altrimenti sarebbero stati rifiutati come liberticidi e totalitari.
Ad esempio, dal 1966 ad oggi, istituzioni, fazioni e partiti ecologisti – prima il Club di Roma e i Verdi tedeschi, inglesi e francesi, poi il Partito Radicale Transnazionale e il Movimento 5 Stelle – hanno lanciato allarmi basati su previsioni apocalittiche poi platealmente smentite dai fatti. Successivamente, le vecchie previsioni smentite sono state periodicamente sostituite da nuove previsioni, ormai rivelatesi altrettanto fantasiose, come quelle diffuse da convegni, libri e film catastrofisti e propagandate da guru come Al Gore o da Greta Thunberg.
I mass-media diffondono capillarmente dati, statistiche, ricerche, scritti e immagini che annunciano l’imminente catastrofe ambientale, ma poi evitano di diffondere tutto ciò che sminuisce o smentisce sia l’allarme che l’emergenza. Ciò avviene anche quando la verità viene tardivamente ristabilita da noti ecologisti che hanno ritrattato certe loro passate esagerazioni o menzogne [3].
La più nota previsione allarmistica è quella secondo cui la produzione e il consumo inquinanti provocherebbero un “effetto serra” e quindi un “riscaldamento globale” che a sua volta provocherebbe una “desertificazione del pianeta” e la scomparsa di molte specie animali. Questa previsione è stata ostinatamente ripetuta per un secolo, a partire dal partito nazista tedesco per giungere fino agli organismi dell’O.N.U. Eppure, proprio durante il vertice ambientalista onusiano di Copenhaven (dicembre 1993), la “dea Natura” smentì platealmente i propri santoni provocando ondate di freddo e di umidità con pioggia e neve che poi hanno suscitato la delusione dei catastrofisti e il sarcasmo degli umoristi.
Nonostante questo, come i Testimoni di Geova, anche gli ecologisti apocalittici, quando vengono smentiti dai fatti, non ammettono di aver commesso un errore e diffuso una menzogna, favorendo l’impoverimento e facendo dilapidare fiumi di denaro per organizzare l’urgente “transizione ecologica”; essi si limitano a rilanciare l’allarme al futuro, posticipando di alcuni anni la data della catastrofe prevista.
Quanto alle vere cause dei cambiamenti climatici, da tempo la scienza libera e seria ci ha fatto sapere ch’essi sono sempre accaduti da millenni e che sono causati dal comportamento non tanto dell’uomo, quanto della natura stessa, a cominciare dagli oceani, dai vulcani e soprattutto dal Sole [4].
Il rosso è regredito al verde
Alcuni umoristi hanno scritto che i movimenti della Sinistra hanno subìto un processo inverso a quello che fa maturare i frutti perché, invece di progredire dal colore verde al rosso, sono regrediti dal rosso al verde, ossia dal comunismo all’ecologismo radicale. Infatti, molti movimenti ecologisti si dichiarano legittimi eredi storici dei risentimenti, delle rivendicazioni e delle battaglie libertarie iniziate dal famigerato Sessantotto.
Molti guru sinistrorsi (come Atlan, Bookchin, Castoriadis, Gorz, Lovelock, Lőwy, Maffesoli, Morin, Naess, Serres, Touraine), ma anche alcuni teologi progressisti (come Illich e Boff) sono diventati promotori dell’eco-socialismo. Essi hanno sostituito il vecchio appello comunista (“proletari di tutto il mondo, unitevi!”) col nuovo appello ecologista (“viventi di tutto il mondo, unitevi!”) e oggi tentano una “lotta di classe planetaria” affinché la “borghesia sfruttatrice della Terra” sia vinta dal “proletariato liberatore della Natura”.
La maggior parte dei verdi sono rossi riciclati che hanno reagito al fallimento del comunismo passando dall’adorazione della Storia a quella della Natura, dalla celebrazione del lavoro a quella dell’ozio, dal modello del soviet a quello della tribù, dalla mobilitazione del proletariato a quella del “popolo dei viventi”, dalla lotta di classe quella tra specie, sessi ed etnie [5]. I movimenti eco-socialisti concepiscono il loro impegno come la nuova lotta di classe, la nuova battaglia anti-colonialista, la nuova guerra di liberazione che salverà il “proletariato della Natura” – ossia il mondo animale, vegetale e minerale – dallo sfruttamento imposto dalla società capitalistica, mercantilistica e consumistica.
Ad esempio, pur di mettere in crisi l’economia “predatrice, sfruttatrice e inquinatrice”, gli ecologisti prevedono d’imporre tassazioni punitive, abolizione dei trasporti inquinanti, boicottaggio di prodotti aziendali, riduzione di allevamento, agricoltura, produzione e commercio sia artigianale che industriale, divieto di svolgere lavori, mestieri e attività “nemici dell’eco-sistema”. Al fine d’impedire che l’uomo manipoli la natura, gli ecologisti radicali si sentono in dovere morale di usare non solo i mezzi leciti e pacifici, ma anche quelli illeciti e violenti, ad esempio ricorrendo a “esproprio ecologico”, occupazione d’immobili, saccheggio, teppismo, guerriglia e terrorismo.
La strategia del movimentismo ecologista
L’ecologismo riesce a sedurre e mobilitare tanta gente – anche colta, ricca e potente – in favore di false diagnosi, illusorie terapie e perversi progetti, perché ricorre a una sorta di guerra psicologica caratterizzata da propaganda culturale, ingegneria sociale e impegno politico. La strategia dei movimenti ecologisti, siano essi moderati o estremisti, usa le seguenti procedure:
- strumentalizzare il reale degrado ambientale, immaginando disastri apocalittici e dandone la colpa alla sola civiltà umana;
- presentare il degrado ambientale come un male assoluto che costituisce un pericolo assoluto e richiede una emergenza assoluta;
- mobilitare i mass-media affinché diffondano odio per il passato, insofferenza per il presente e la paura del futuro;
- convincere l’opinione pubblica che l’apocalisse temuta può essere evitata solo riducendo al massimo il proprio livello di civiltà;
- proporre una falsa terapia risanatrice, secondo la quale il mondo potrà salvarsi solo rinunciando a molte passate certezze, sicurezze e conquiste civili;
- mobilitare la classe degli scienziati, affinché avalli la diagnosi ecologista diffondendo dati falsi e analisi tendenziose;
- organizzare una tecnocrazia di sedicenti esperti che si propone come risanatrice dell’ambiente e protettrice del “bene comune dei viventi”;
- demonizzare, intimidire, isolare e perseguitare chiunque sollevi obiezioni alla diagnosi e alla terapia ecologiste;
- intimidire e ricattare le classi produttrici, prospettando la loro rovina se non obbediranno alle riforme ecologiche;
- mobilitare organismi e istituzioni internazionali, affinché impongano la “transizione ecologica” alle autorità nazionali.
Usando questa complessa strategia propagandistica, la setta ecologista mobilita mass-media, infiltra accademie, intimidisce politici, scienziati e tecnici dissidenti, ricatta Parlamenti e Governi, influenza non solo organizzazioni non-governative ma anche organismi sopranazionali come l’Unione Europea e l’ONU (con i suoi satelliti UNESCO, OMS e FAO).
Non “distruzione creatrice” ma restaurazione religiosa, morale e civile
La propaganda mass-mediatica globalista ha lanciato alcune parole-chiave – come great reset, global compact, resilienza, transizione ecologica, distruzione creatrice, riconciliazione cosmica – che servono a illudere l’opinione pubblica promettendole di ricostituire il perduto paradiso terrestre.
In realtà, si tenta di porre la società in situazioni di continua emergenza che imporrebbero crescenti limitazioni e divieti, abituando così l’opinione pubblica a subire un degrado civile che altrimenti rifiuterebbe come indegno e dispotico. Ne deriverebbero cambiamenti sociali sproporzionati o inutili o dannosi che sottometterebbero i popoli a un sistema di controllo esercitato dai pretesi esperti delle istituzioni globaliste [6].
La nostra degradata società deve ripudiare l’empietà antropo-centrica, il dogma progressista e l’ossessione tecnologica, per cui deve combattere il progetto del mondialismo tecnocratico, specialmente nella versione transumanista. Ma deve anche evitare la falsa alternativa proposta da quel mondialismo ecologista che, dissolvendo la società nelle tribù, soffocherebbe la civiltà cristiana [7].
La gente comune rimasta lucida e libera, quella che lavora e produce, deve impegnarsi a impedire che i movimenti ecologisti – combinando odio per il passato, insofferenza per il presente e paura per il futuro – devastino la società innescando quella “distruzione creatrice” che, secondo loro, avvierebbe il “suicidio purificatore” dell’umanità.
La società ha il dovere di opporsi a questa offensiva dissolutrice, innanzitutto avviando un risanamento culturale che, sottraendo il problema ambientale alla strumentalizzazione ecologista, ne denunci le vere cause e ne proponga soluzioni rispettose di quel bene comune globale che non può ridursi alla “salute dell’eco-sistema”. Recentemente, alcune classi produttive e commerciali penalizzate da assurdi divieti hanno giustamente sollevato vivaci proteste che hanno costretto la incipiente “transizione ecologica” a subire battute d’arresto.
Tuttavia, le proteste solamente economiche non bastano; è necessario ricuperare quei fattori tradizionali di civiltà con cui l’uomo ha potuto risanare e spiritualizzare la natura umanizzandola nel quadro di una società famigliare, corporativa, rurale e urbana. Soprattutto, è necessario ricuperare la perduta armonia tra Dio, l’uomo e la natura, restaurando la civiltà cristiana come retto ordine religioso, morale e politico dell’umanità.
[1] Cfr. card. C. Hummes, Il Sinodo per l’Amazzonia, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 2019; papa Francesco, Laudato si’, enciclica del 24-5-2015, e Laudate Deum, esortazione apostolica del 4-10-2023.
[2] Cfr. R. Dal Bosco, Incubo 5 Stelle, Fede & Cultura, Verona 2014, capitoli dal XII al XIV.
[3] Cfr. ad es B. Lomborg, L’ambientalista scettico, Mondadori, Milano 2002; M. Shellenberger, L’apocalisse può attendere. Errori e falsi allarmi dell’ecologismo, Marsilio, Venezia 2021.
[4] Si veda la documentazione fornita dal geologo prof. Franco Battaglia nei suoi articoli divulgativi poi raccolti nel saggio La truffa green, Editoria La Verità, Milano 2023.
[5] Cfr. J. Bascom, Il verde è il nuovo rosso, su “Tradizione-Famiglia-Proprietà” (Roma), a. 25, n. 84.
[6] Cfr. G. Vignelli, Da Dio al Bio, Il Maniero del Mirto, Roma 2020.
[7] Cfr. Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuan, Ambientalismo e globalismo: nuove ideologie politiche, Cantagalli, Siena 2020.
