L’insostenibile leggerezza dell’oggi: influencer, social network e crisi del ragionamento

Dall’Elogio della follia di Erasmo da Rotterdam alla società dell’apparenza: il pensiero cede il passo alla suggestione, l’autorevolezza alla popolarità e la verità al «secondo me». In un mondo assordato dalle opinioni, recuperare la logica e il buon senso diventa un atto di resistenza contro il sonnambulismo intellettuale contemporaneo.

Tommaso Scandroglio

10/28/20262 min read

«L’animo umano è foggiato da essere attratto dal trucco più che dalla verità». Aforisma presente nell’Elogio della follia, opera scritta dall’assai controverso Erasmo da Rotterdam nel 1509 (Elogio della follia, RCS Libri, 2010, p. 67).

Pur essendo il nostro animo attratto per natura dalla verità, si arrende non di rado e con piacere alle malie del trucco, dell’impostura celata sotto le vesti lusinghiere della sincerità. E così oggi crediamo più ad un influencer – un tempo costui avrebbe parlato a quattro amici al bar senza danno, ma oggi le sue ciarle sono amplificate dai social – che ad un pensatore, più ad un opinionista che ad uno studioso.

Non che pensatori, studiosi, dotti e filosofi solo a motivo di questi titoli possano impancarsi a giudici inappellabili della verità, ma di certo le argomentazioni sono da preferire alle suggestioni, le riflessioni alle emozioni. Le prime le puoi smontare, le seconde sono inafferrabili, perché sono gelatinose, anzi liquide se non vaporose. Meglio quindi un pensatore eterodosso che un tuttologo fumoso altrettanto eterodosso. Il primo lo affronti. Il secondo lo subisci senza accorgerti.

E così tutti noi oggi siamo a mollo in questa tinozza colma del brodo del “Secondo me” dove l’oggettività degli asserti si è depositata sul fondo ed è quasi irrecuperabile. Il viandante del secolo presente non si accorge nemmeno più di questo rumore di fondo, di questo indistinto chiacchiericcio su tutti e tutto, basta però che il tutto riguardi aspetti marginali e residuali dell’esistenza. Media e social sono saturi non di pensieri, ma di disegnini, ossia di slogan, battute, frasi sfatte dall’eccessiva ripetizione. Una volta c’erano i filosofi, oggi i creatori di contenuti. Una volta c’era l’epica, oggi le storie di Instagram.

L’immersione costante nel vuoto brusio generato da politici, starlette, vip, professori, cuochi ed esperti – tutti democraticamente ed inclusivamente posti sul medesimo piano dell’autorevolezza – crea un effetto ipnotico, lo stesso che ti comanda di scrollare in continuazione il tuo smartphone alla ricerca non sai nemmeno più tu di cosa.

Per risvegliarsi da questo torpore dell’intelletto, da questo coma farmacologico dello spirito, occorre rianimare la coscienza con il defibrillatore del buon senso. Sì, oggi basta il buon senso per debellare tumori e metastasi di un pensiero letale che ha fatto smarrire ai nostri contemporanei il senso dell’esistere che si articola giorno dopo giorno.

Il buon senso oggi è l’opposto del senso comune perché quest’ultimo ha perso il senno. Per ritrovar il senno serve quindi alimentare il buon senso con dosi massicce di ragionamento. Non quello sofisticato e sottile dei grandi filosofi, ma quello elementare che parte da alcune premesse, pianamente provabili, per giungere, in modo ugualmente piano, alle relative conclusioni.

In questo periodo storico post-apocalittico – siamo anche post moderni e post-cristiani, dove il post guarda al passato senza poter volgersi al futuro – non si può che ripartire dalla macerie ed usarle per ricostruire. È dunque inevitabile e parimenti sano tornare all’ABC del ragionamento, alla spiegazione, seppur impervia, dell’evidenza, della logica elementare.

Certo, non interesserà a molti questo progetto di ricostruzione – i più saranno attratti dai video di Shakira come le falene con la luce – ma quei pochi eroi del pensiero antagonista dell’insipienza è come se si fossero imbarcati sull’arca di Noè per sfuggire al diluvio. E i figli di quello sparuto gruppetto forse vedranno risplendere l’alba su una nuova civiltà fondata sull’antico. L’antico sapere che è sempre nuovo perché sempre vero.

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