Tornare a vedere: Paracelso, la medicina e la crisi di fiducia nell’era della velocità
La medicina nasce dagli occhi e dalle mani. Prima dei trial randomizzati, delle agenzie regolatorie e dei grafici perfetti, i medici ascoltavano i pazienti, li toccavano, guardavano con ostinazione i segni che il corpo offre a chi sappia leggerli.
Roberto Bonuglia
12/1/20253 min read
La medicina nasce dagli occhi e dalle mani. Prima dei trial randomizzati, delle agenzie regolatorie e dei grafici perfetti, i medici ascoltavano i pazienti, li toccavano, guardavano con ostinazione i segni che il corpo offre a chi sappia leggerli. È un’origine artigianale, quasi monastica, che Philippus Aureolus Paracelsus riassumeva in un principio semplice e scandaloso: la teoria deve seguire la pratica, non precederla; “la medicina si impara da ciò che gli occhi vedono e le dita toccano” (Davis et al., 2000).
Negli ultimi anni abbiamo scambiato questo principio con la sua copia burocratica. La pandemia ha inaugurato un paradigma di sviluppo biomedico accelerato, legittimato dall’emergenza e dalla retorica della “necessità”, in cui la promessa di salvezza è avanzata più in fretta dei dati. Periodi di osservazione abbreviati, affidamento inedito sulle analisi dei produttori, finestre di follow-up compresse: non c’è stata malafede nel desiderio di rispondere al rischio, ma la velocità ha scavalcato il rigore e, al posto della prudenza, è subentrata una certezza performativa. Quando l’incertezza viene negata, non abbiamo più scienza; abbiamo narrativa. Per questo editori e studiosi hanno chiesto che i dati grezzi di studi e trial fossero resi disponibili subito e integralmente, perché senza trasparenza non c’è controllo indipendente né fiducia pubblica (Doshi, Godlee e Abbasi, 2022).
Nel frattempo, nelle corsie e negli ambulatori, qualcosa ha cominciato a stonare. Medici di discipline diverse—neurologia, cardiologia, medicina interna—hanno segnalato costellazioni ricorrenti di sintomi temporalmente associate a interventi biomedici recenti: disturbi del ritmo, sindromi disautonomiche, neuropatie sensoriali, stati infiammatori persistenti, cronicizzazione della spossatezza, nebbia cognitiva. Nessun singolo caso fa “prova” di per sé; i pattern, però, sono esattamente ciò che la medicina ha sempre usato per sospettare, indagare, apprendere. Quando l’osservazione clinica viene derubricata a rumor, accade l’innaturale: si difendono le istituzioni prima dei malati. E si smarrisce il baricentro etico della professione.
Paracelso ci ammonisce a rimettere il paziente al centro, non come figura retorica ma come fonte primaria di verità clinica. Osservare prima di teorizzare, correggere la teoria alla luce dei corpi reali, avere il coraggio della revisione: è l’antico metodo empirico che ha fatto avanzare l’arte medica molto prima che la “evidence-based” trovasse un nome (Davis et al., 2000). Oggi, invece, la filiera regolatoria soffre un deficit di credibilità cumulato: accesso ritardato ai dati dei trial, studi sotto-dimensionati per intercettare eventi rari ma gravi, affidamento prevalente su sistemi passivi di segnalazione che storicamente catturano solo una frazione degli eventi avversi (Lazarus, 2010). Re-analisi indipendenti su studi cardine hanno sollevato interrogativi sulla valutazione e la classificazione degli eventi avversi di particolare interesse, a ricordarci che minimizzare statisticamente non equivale a risolvere clinicamente (Fraiman et al., 2022).
C’è poi il capitolo più delicato: il consenso informato. Non è una firma, è un processo. La volontarietà non coabita con la coercizione; quando l’accesso al lavoro, allo studio, alla mobilità o alle cure dipende da una scelta medica, la libertà decisionale evapora e la medicina valica, magari inavvertitamente, la sua linea rossa deontologica (Olick, Shaw e Yang, 2021). Qui la questione non è “pro” o “contro” un singolo intervento, ma il rispetto della persona come fine. Se una società chiede un sacrificio in nome del bene comune, ha un obbligo morale speculare: riconoscere chi riporta un danno, ascoltarlo, diagnosticarlo con scrupolo, prendersene carico. Negare o deridere non cura; logora la fiducia, che è la prima medicina.
Come se ne esce? Tornando a vedere. La via stretta passa per una trasparenza radicale—protocolli, dataset, codici statistici, corrispondenze regolatorie—resa disponibile senza filtri e senza ritardi, perché la pretesa di fiducia si guadagna solo con la luce accesa (Doshi, Godlee e Abbasi, 2022). Passa per il ripristino del consenso informato autentico, capace di nominare anche le incertezze e di accettare che un rifiuto sia una scelta legittima (Olick, Shaw e Yang, 2021). Passa per la protezione di quei clinici che segnalano “ciò che vedono” senza temere ritorsioni, restituendo alla farmacovigilanza una dimensione attiva e indipendente—coorti in follow-up, mining dei dati clinici real-world, audit esterni—anziché limitarsi alle cartoline che arrivano quando arrivano (Lazarus, 2010).
E passa per la cura di chi riferisce di essere stato danneggiato: un percorso clinico dedicato, multidisciplinare, che non lasci nessuno solo nel corridoio dell’incredulità.
Non è soltanto una crisi scientifica, è una crisi morale. La medicina serve gli esseri umani o serve i sistemi? Paracelso sceglierebbe senza esitazioni. Anche noi, oggi, possiamo farlo: osservare con onestà, parlare con misura, correggere con umiltà. In altre parole, riportare la teoria alla scuola dei fatti. Il resto—reputazioni, gerarchie, slogan—viene dopo. Sempre dopo.
Roberto Bonuglia
Riferimenti
Davis, J.E., Sternbach, G.L., Varon, J. and Froman, R.E. Jr. (2000) ‘Paracelsus and mechanical ventilation’, Resuscitation, 47(1), pp. 3–5.
Doshi, P., Godlee, F. and Abbasi, K. (2022) ‘Covid-19 vaccines and treatments: we must have raw data, now’, BMJ, 376, o102.
Fraiman, J., Erviti, J., Jones, M., Greenland, S., Whelan, P., Kaplan, R.M., et al. (2022) ‘Serious adverse events of special interest following mRNA COVID-19 vaccination in randomized trials in adults’, Vaccine, 40(40), pp. 5798–5805.
Lazarus, R. (2010) Electronic Support for Public Health – Vaccine Adverse Event Reporting System (ESP:VAERS) – Final Report. Rockville, MD: Agency for Healthcare Research and Quality.
Olick, R.S., Shaw, J. and Yang, Y.T. (2021) ‘Ethical issues in mandating COVID-19 vaccination for health care personnel’, Mayo Clinic Proceedings, 96(12), pp. 2958–2962.
