Unidolomiti inaugura l’anno accademico 2026/2027: formazione, senso critico e responsabilità nell’era tecnocratica
Il 26 ottobre, a Sedico, Unidolomiti inaugura il nuovo anno accademico con due lezioni magistrali dedicate alla giustizia minorile e al dominio tecnocratico. Un’occasione per conoscere un progetto universitario che intreccia formazione, territorio e interrogativi cruciali sul futuro dell’uomo.
Roberto Bonuglia
10/24/20265 min read


Per un’Accademia come la nostra, che ha scelto di porre il senso critico al centro della propria proposta culturale, segnalare iniziative capaci di sottrarre la formazione alla banalizzazione del sapere rappresenta quasi un dovere. Tanto più in un’epoca nella quale si rischia di confondere la conoscenza con la disponibilità immediata di informazioni, la preparazione con il superamento di un esame e l’istruzione con l’acquisizione di un titolo da esibire.
Il sistema educativo è sempre più subordinato alla prestazione, alla certificazione e alla spendibilità professionale. Tutte esigenze legittime, naturalmente. Diventano però un problema quando esauriscono il significato dell’esperienza universitaria. Il sapere dovrebbe aiutare a comprendere la realtà, a misurarsi con interpretazioni differenti, a formulare un giudizio autonomo. Altrimenti prospera la mentalità dell’«esamificio»: ci si prepara per superare una prova, non per imparare qualcosa che rimanga.
È in questa prospettiva che merita attenzione Unidolomiti, polo universitario e di alta formazione del Bellunese collegato al Centro Consorzi e alla SSML/Istituto di grado universitario «San Domenico» di Roma. L’offerta comprende percorsi accademici, formazione specialistica e iniziative culturali, con attenzione alla possibilità di studiare senza recidere i legami con il territorio. Non sarebbe serio assegnare patenti di eccellenza sulla base di una brochure. Ma il programma scelto per inaugurare l’anno accademico 2026/2027 consente già di riconoscere alcuni orientamenti culturali che vale la pena approfondire.
Una cerimonia che interroga il presente
Lunedì 26 ottobre 2026, alle ore 15.30, nell’Aula Magna di Centro Consorzi, a Sedico (Belluno), si terranno il taglio del nastro, l’inaugurazione delle aule del polo e l’apertura ufficiale del nuovo anno accademico. Accanto ai saluti delle autorità, il programma prevede un’introduzione alle lezioni magistrali affidata al prof. Davide Lovat e all’on. Vito Comencini. Seguono due interventi dedicati a problemi che attraversano, con forza diversa, l’intera società contemporanea: la responsabilità davanti alla devianza e la giustizia fra generazioni nell’età della tecnica.
Il dott. Sergio De Nicola, sostituto procuratore generale presso la Corte d’Appello di Cagliari, parlerà di «La mediazione penale nel processo minorile: il pentimento ed il perdono possono rieducare e riparare?». È già il punto interrogativo a rendere interessante la scelta. Quando un minore commette un illecito, la risposta non può ridursi alla sequenza automatica fra violazione e sanzione. Occorre interrogarsi sulla responsabilità, sulle condizioni del recupero, sul rapporto tra vittima e autore del reato. La riparazione può ricostruire un legame compromesso? E il pentimento, quando è autentico, può concorrere alla rieducazione? Il tema attraversa diritto, pedagogia e antropologia morale. Tocca da vicino le analisi che l’Accademia dedica alla cultura della prevaricazione, comune — pur nelle necessarie distinzioni — a fenomeni come bullismo, mobbing e altre manifestazioni di devianza. Contrastarla significa intervenire prima che la sopraffazione diventi abitudine, e non limitarsi a registrare i danni quando sono già stati prodotti.
La seconda lezione, «La giustizia tra le generazioni nell’era del dominio tecnocratico», sarà tenuta dal rev. mons. prof. don Roberto Caria, associato di Morale sociale presso la Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna. Il tema è particolarmente vicino alle nostre riflessioni. Le innovazioni tecnologiche sono presentate quasi sempre come conquiste inevitabilmente vantaggiose. Ma chi decide quali conseguenze debbano essere considerate un progresso? E con quale diritto una generazione modifica, attraverso scelte difficilmente reversibili, l’ambiente sociale e culturale che consegnerà a quelle successive? La questione precede la tecnologia. Investe il rapporto tra mezzi e fini. Quando efficienza e calcolo pretendono di sostituire il giudizio politico e morale, la persona rischia di diventare una variabile da amministrare. Aumentano gli strumenti e si assottiglia la capacità di chiedersi a quale idea di uomo essi debbano servire. La giustizia intergenerazionale ci ricorda invece che la responsabilità non termina con il nostro presente.
Modererà il prof. avv. Rudi Di Marco, docente di Filosofia del diritto e della politica presso la SSML «San Domenico» di Roma. Tra i partecipanti ai saluti istituzionali figura anche il prof. Daniele Trabucco, docente stabile di Diritto costituzionale e Diritto pubblico comparato presso lo stesso istituto, nonché Visiting Professor presso l’Universidade Europeia di Lisbona. La presenza di competenze giuridiche e filosofiche conferma, almeno nell’impianto dell’incontro, la volontà di discutere la tecnica e la giustizia senza ridurle a questioni esclusivamente procedurali.
Università, territorio e possibilità di studiare
Il significato del progetto Unidolomiti non si esaurisce nell’appuntamento inaugurale. Il percorso triennale in Scienze della Mediazione Linguistica, classe L-12, attivato presso la SSML «San Domenico» di Roma, ha già consentito, secondo quanto comunicato dal polo, a 50 studenti del territorio bellunese di conseguire un titolo accademico senza doversi trasferire. Fra loro giovani e adulti che, per ragioni economiche, familiari o lavorative, avrebbero incontrato ostacoli ben maggiori nell’intraprendere gli studi altrove.
Il corso si articola in tre indirizzi: Criminologico, Diplomatico e internazionale, Marketing e Turismo Enogastronomico. È una proposta che merita attenzione anche sotto il profilo culturale. La mediazione linguistica, se insegnata con rigore, richiede di oltrepassare la traduzione letterale: conoscere il contesto, riconoscere le differenze, capire ciò che una parola porta con sé di storia, mentalità e riferimenti culturali. Interpretare, in fondo, significa distinguere. E proprio questa capacità rischia di impoverirsi quando si confonde la rapidità delle traduzioni automatiche con una comprensione effettiva dell’altro. Il polo propone attività in presenza e opportunità di formazione online. La distinzione, a nostro avviso, non dovrebbe trasformarsi in un pregiudizio: la didattica digitale può ampliare concretamente l’accesso allo studio. Diventa una scorciatoia quando riduce il rapporto tra docente e discente a un flusso di materiali e verifiche standardizzate. La differenza non la fa lo schermo, ma il progetto pedagogico che lo utilizza.
Alta formazione: dalla propaganda alla conoscenza di sé
Accanto al percorso accademico, Unidolomiti propone corsi di alta formazione che estendono lo sguardo oltre la preparazione professionale. Tra questi figura quello di Cratesiologia, tenuto dal prof. Lorenzo Maria Pacini, dedicato alle tecniche di comunicazione, propaganda, manipolazione e condizionamento, anche nelle loro declinazioni digitali. Conoscere i meccanismi attraverso i quali si orientano opinioni e comportamenti non immunizza automaticamente dalla manipolazione; permette, tuttavia, di cominciare a riconoscerla. A condizione che la competenza tecnica rimanga legata a una domanda etica: conoscere un meccanismo per comprenderlo e difendersene non è la stessa cosa che utilizzarlo per dominare.
Di altro tenore, ma non meno significativo, il percorso «La narrazione di sé: un viaggio alla scoperta della propria identità». La proposta invita a interrogarsi sulla consapevolezza personale e sulla costruzione della propria storia. È un tema che appare distante dalle questioni della tecnocrazia, ma soltanto in superficie. Nell’epoca dei profili digitali e delle identità continuamente esibite, raccontarsi può diventare un modo per distinguere la persona dalla rappresentazione, ciò che si è da ciò che si sente obbligati a mostrare. Anche il libero arbitrio ha bisogno di una coscienza capace di riconoscere i propri desideri e i condizionamenti che li attraversano.
Il banco di prova resta la qualità della formazione
L’inaugurazione di Unidolomiti offre, dunque, un’occasione per tornare a una domanda più generale: che cosa dovrebbe lasciare un’esperienza universitaria nella vita di chi la attraversa? Competenze, certamente. Un titolo spendibile, altrettanto. Ma se alla fine mancano l’abitudine al confronto, il rispetto del metodo e la capacità di interrogare criticamente le proprie certezze, qualcosa dell’università è andato perduto. Proprio per questo un progetto formativo va giudicato nel tempo, nei risultati, nella serietà delle prove, nel rapporto con gli studenti. La scelta di dedicare due lezioni inaugurali al recupero del minore e alla giustizia tra generazioni non dimostra, da sola, tutto ciò. È un segnale culturale interessante, che merita di essere seguito senza indulgenza celebrativa e senza pregiudizi.
L’Accademia del Senso Critico riconosce valore alle iniziative che provano a tenere insieme conoscenza e responsabilità, preparazione e giudizio, innovazione e dimensione umana. Il futuro dell’università non si decide esclusivamente nei numeri delle iscrizioni o nei crediti conseguiti. Si decide anche nella coscienza di chi esce da un’aula. E nella sua capacità di continuare a pensare con la propria testa.
Informazioni sull’evento: lunedì 26 ottobre 2026, ore 15.30, Aula Magna Centro Consorzi, Z.I. Gresal 5/E, Sedico (Belluno). Il programma indica il riconoscimento di tre crediti formativi da parte dell’Ordine degli Avvocati di Belluno.
Informazioni: www.unidolomiti.it – universita@unidolomiti.it – tel. +39 379 107 5715.


